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Sviluppo software7 min di letturaAggiornato a Settembre 2026

Digital Markets Act e App Store: cosa cambia per chi sviluppa app

Il DMA cambia le regole per chi sviluppa app: store alternativi, interoperabilità, nuovi obblighi. Cosa fa davvero la differenza per una PMI nel 2026.

Digital Markets Act e App Store: cosa cambia per chi sviluppa app
  • Il Digital Markets Act è in vigore e i gatekeepers designati devono rispettare obblighi concreti di apertura delle piattaforme.
  • Per chi sviluppa app, cambiano le regole di distribuzione, le commissioni e l’accesso agli store alternativi su iOS.
  • Per una PMI che commissiona o distribuisce software, le conseguenze sono reali ma selettive: non tutto quello che si legge online riguarda davvero te.

Il Digital Markets Act ha smesso di essere una promessa normativa. Dal 2024 i grandi operatori di piattaforma designati come gatekeepers sono obbligati ad aprire i propri sistemi, e nel 2026 gli effetti si sentono in modo concreto su chi sviluppa o commissiona app. La questione non è astratta: se stai pianificando un’app per il tuo business o stai valutando come distribuirla, alcune delle regole del gioco sono cambiate.
Vediamo cosa è cambiato, cosa conta per una PMI e cosa invece puoi tranquillamente ignorare.

Cos’è cambiato con il DMA per chi sviluppa app

Il Digital Markets Act impone ai gatekeepers una serie di obblighi che toccano direttamente lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni. I punti più rilevanti per chi fa app:
I sistemi operativi mobili designati come gatekeeper devono consentire store di terze parti. Su iOS, per esempio, questo ha aperto la strada a marketplace alternativi nell’Unione Europea. Gli sviluppatori possono ora distribuire app al di fuori del canale ufficiale, con strutture di commissione diverse.
Il DMA impone anche interoperabilità: le piattaforme non possono bloccare l’accesso ad alcune funzionalità di sistema solo perché l’app non è distribuita attraverso il loro store. Questo, in teoria, riduce il vantaggio competitivo strutturale dei canali ufficiali.

Cosa significa “store alternativo” nella pratica

Uno store alternativo su iOS non è semplicemente un file scaricabile da un sito. Richiede che il distributore dello store si registri, accetti condizioni specifiche e rispetti requisiti di sicurezza imposti dal produttore del sistema operativo. Il gatekeeper mantiene un ruolo, cambia solo la forma.
Per uno sviluppatore, questo significa che distribuire su uno store alternativo ha senso solo se quel canale ha una base utenti reale. Nel 2026 esistono marketplace alternativi attivi nell’UE, ma la loro adozione da parte degli utenti finali è ancora limitata rispetto ai canali tradizionali. Aprire un canale alternativo per distribuire la propria app a pochi utenti è un costo operativo che non si ripaga facilmente.

Le commissioni: cosa è cambiato e cosa no

Il DMA ha forzato una revisione delle strutture di commissione per gli acquisti in-app. I gatekeepers hanno risposto con modelli ibridi: commissioni ridotte per alcune categorie, nuove fee per la distribuzione su store alternativi, meccanismi di “core technology fee” per compensare la perdita di ricavi da commissioni tradizionali.
Il risultato pratico è che la struttura dei costi per chi pubblica app è diventata più complessa, non necessariamente più economica. Prima c’era una percentuale fissa sulle transazioni. Adesso ci sono variabili che dipendono dal canale di distribuzione, dal volume, dalla categoria dell’app e dall’area geografica. Se stai pianificando un’app con acquisti in-app o abbonamenti, questo calcolo va fatto prima di scegliere la strategia di distribuzione.

Cosa cambia davvero per una PMI

Qui è dove molte analisi si perdono: trattano il DMA come se riguardasse ugualmente tutti gli sviluppatori, dalle grandi software house alle piccole realtà che commissionano un’app per il proprio business. Non è così.

Se stai commissionando un’app per uso interno o B2B

Se l’app è uno strumento interno (gestione magazzino, firma digitale, accesso a un portale clienti), il DMA cambia poco. Le app enterprise distribuite fuori dagli store pubblici tramite MDM o canali aziendali non rientrano nello stesso regime. Le regole sugli store alternativi riguardano la distribuzione consumer, non l’uso aziendale controllato.
Quello che cambia, però, è la negoziazione con chi sviluppa l’app. Chi ti fa un preventivo deve conoscere le nuove regole di distribuzione e saperle applicare al tuo caso. Se stai valutando come orientarti tra app mobile custom e soluzioni pronte, vale la pena leggere quando conviene sviluppare un’app mobile custom per una PMI.

Se stai pianificando un’app con distribuzione pubblica

Qui il DMA conta. Devi decidere:

  1. Su quali store distribuire (solo canali ufficiali, o anche alternativi nell’UE?)
  2. Come gestire gli acquisti in-app considerando le nuove strutture di commissione
  3. Quali funzionalità di sistema ti servono e se sono accessibili fuori dai canali ufficiali

La risposta onesta, per la maggior parte delle PMI, è che distribuire solo sui canali tradizionali rimane la scelta più sensata nel 2026. Gli store alternativi hanno ancora una base utenti troppo piccola per giustificare il costo di gestire un canale di distribuzione aggiuntivo. Salvo che tu abbia un motivo specifico per evitare le commissioni standard (app con volumi di transazione molto alti, per esempio), il DMA ti dà un’opzione in più ma non ti obbliga a usarla.

Se stai pianificando lo sviluppo di un’app e vuoi capire come queste variabili impattano il tuo progetto specifico, raccontaci il tuo caso.

Gli obblighi DMA che riguardano gli sviluppatori direttamente

Il DMA non impone obblighi solo ai gatekeepers. Ci sono alcune regole che toccano anche chi sviluppa.

Interoperabilità e API

I gatekeepers devono offrire accesso alle API di sistema in modo non discriminatorio. Per uno sviluppatore questo è positivo: alcune funzionalità prima accessibili solo alle app native o privilegiate devono ora essere disponibili a tutti. NFC, notifiche, accesso ai sensori: l’apertura è reale, anche se l’implementazione pratica varia e ci sono ancora zone grigie in attesa di chiarimenti regolatori.

Trasparenza sulle condizioni di distribuzione

I gatekeepers devono comunicare in anticipo e in modo chiaro le condizioni per pubblicare sulle loro piattaforme. Questo riduce i casi di rimozione arbitraria o di modifiche unilaterali alle policy che in passato hanno colpito sviluppatori senza preavviso. Per una PMI che dipende da un’app come canale di vendita o servizio, è una tutela concreta.

Cosa puoi ignorare

Molto del dibattito pubblico sul DMA riguarda scenari che non riguardano le PMI: cause legali tra grandi operatori, dispute su quali funzionalità debbano essere aperte, dettagli tecnici sull’interoperabilità dei sistemi di messaggistica. Se non sei un operatore di piattaforma con milioni di utenti, quelle dispute non cambiano nulla per il tuo progetto.

Come orientarsi adesso

Il DMA ha cambiato le regole, ma non ha semplificato il mercato. Ha aggiunto opzioni e complessità insieme. Per una PMI che deve prendere decisioni pratiche, il ragionamento si riduce a pochi punti.
Distribuzione: salvo casi specifici con volumi di transazione alti o motivi regolatori particolari, i canali tradizionali rimangono la scelta più efficiente. Tienilo monitorato nel tempo: la base utenti degli store alternativi crescerà, e la valutazione potrebbe cambiare.
Commissioni e modello di ricavi: se l’app ha acquisti in-app o abbonamenti, fai fare a chi sviluppa un’analisi esplicita delle strutture di costo nei diversi canali. Non è un dettaglio da rimandare alla fase di lancio.
Funzionalità di sistema: se l’app dipende da funzionalità hardware o di sistema (pagamenti contactless, autenticazione biometrica, notifiche push avanzate), verifica che il tuo sviluppatore conosca le nuove regole di accesso. Il backend custom che gestisce queste integrazioni deve essere progettato tenendo conto di quali API sono ora accessibili e con quali condizioni.
Contratti con chi sviluppa: chiedi esplicitamente che il contratto di sviluppo includa una clausola sulla conformità alle policy degli store al momento del rilascio. Le regole cambiano e il rischio di una rimozione post-lancio per non conformità è reale.
L’opinione netta, dopo aver guardato come il DMA si è tradotto in pratica: l’apertura degli store alternativi è stata sopravvalutata come opportunità immediata per le PMI. Il cambiamento reale è nella trasparenza delle condizioni e nell’accesso alle API, non nella moltiplicazione dei canali di distribuzione. Chi vende l’idea che “ora puoi bypassare le commissioni facilmente” sta semplificando troppo.

Cosa fare adesso, concretamente

Se stai pianificando un’app nel 2026, questi sono i passi che hanno senso:

  1. Definisci il modello di distribuzione prima di iniziare lo sviluppo, non dopo. La scelta del canale influenza l’architettura, non solo il marketing.
  2. Chiedi al tuo sviluppatore di documentare quali API di sistema usa l’app e se ci sono vincoli legati al canale di distribuzione scelto.
  3. Se l’app gestisce pagamenti, fai un’analisi comparativa delle strutture di commissione nei diversi canali per il tuo volume stimato. Poi scegli.
  4. Tieni traccia degli aggiornamenti normativi: la Commissione Europea sta ancora definendo i dettagli applicativi di alcune norme, e ci saranno revisioni nei prossimi mesi.

Per chi commissiona app senza un team tecnico interno, la cosa più utile è avere un interlocutore che conosca queste variabili e le traduca in scelte concrete per il tuo progetto. Se vuoi capire come si struttura un progetto del genere, parla con noi del tuo progetto.
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